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Home - Il bello - I musei

Museo Civico Archeologico Giovanni Rambotti

  • Indirizzo:
  • Monastero Santa Maria de Senioribus; Viale Tommaso dal Molin, 7
  • Localit√†:
  • Desenzano d/G. - Bs
  • Telefono:
  • +39 030/9144529
  • Fax:
  • +39 030/9994275
  • Email:
  • cdes.museo@onde.net
  • Web:
  • www.onde.net/desenzano/citta/museo
  • Orari:
  • Apertura martedì – mercoledì: 9.00-13.00
    giovedì – venerdì: 15.00-19.00
    sabato,domenica e festivi: 14.30-19.00
    Ingresso libero (la visita a mostre temporanee potrebbe essere a pagamento)
    Chiuso
    lunedì
  • GPS:
  • 45.468340 10.543949

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Il Museo Archeologico Giovanni Rambotti ha sede in quello che fu il Monastero di Santa Maria del Carmine, edificio dei primi del Cinquecento, caratterizzato dal bel chiostro a pianta quadrata a cinque arcate per lato. L'idea di istituire un museo archeologico dedicato alla preistoria del lago di Garda matura agli inizi degli anni '80, per dare adeguata collocazione ai ricchi reperti rinvenuti presso la zona umida del Lavagnone (tra cui la collezione dell’avv. Mosconi, che gli eredi hanno donato al Comune) e ai materiali raccolti da numerosi appassionati locali nelle numerose palafitte sommerse lungo le rive meridionali del lago. Le cinque sezioni museali ci offrono un ampio panorama delle culture preistoriche, soprattutto palafitticole, che si sono succedute nell’area gardesana.  Appena entrati, nella prima sezione un pannello luminoso presenta la distribuzione dei siti archeologici tra Lombardia e Veneto; la seconda è dedicata ai reperti che vanno dal Mesolitico al Neolitico. Le altre sezioni del museo Rambotti  sono dedicate alle culture sviluppatesi nell'arca benacense e padana tra il 2200 e il 1200 a.C.. Due pannelli e due modellini in scala 1:25 della terza sezione ricostruiscono l’ambiente delle palafitte; nelle vetrine della quarta sezione sono raccolti oggetti e attrezzi di uso quotidiano nell’età del Bronzo. La sezione numero 5, infine, è interamente dedicata ai reperti provenienti dal bacino del Lavagnone, tra i quali spicca il più antico aratro del mondo che sia giunto sino a noi e che è stato rinvenuto, nel 1978, tra i pali dell’insediamento palafitticolo che qui sorgeva intorno al 2000 a.C. Preservato grazie all’ambiente anaerobico degli strati torbosi del Lavagnone, l’aratro, in legno di quercia, è del tipo detto di Trittolemo, con la bure (che permette di attaccare l’aratro al giogo) e vomere in un pezzo unico, ricavato dalla biforcazione di un grosso ramo di albero. La stegola, quasi un timone per dare la direzione e la profondità ai solchi, è inserita a incastro nel grosso ceppo che fungeva da vomere. La visita al museo si conclude con tre vetrine, in cui sono esposti altri manufatti provenienti dal bacino del Lavagnone: asce di pietra levigata, falci con lama formata da diversi elementi di selce, ciotole in legno. Il museo è dedicato a Giovanni Rambotti, primo sindaco di Desenzano (dal 1860 al 1862), preside del Ginnasio-Liceo “Baratta” e grande appassionato di archeologia, tanto da essere nominato, nel 1882, "Regio Ispettore degli Scavi e Monumenti” per la zona di Desenzano.